Ambiente

Green Deal – Cominciamo a conoscerlo

Pochi giorni fa la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha presentato il primo piano europeo sul clima, lo European Green Deal. Il progetto è ambizioso, ridurre ulteriormente le emissioni di CO2 del 30-35% da qui al 2030, e per farlo delinea le azioni che dovrebbero essere attivate e definisce la tabella di marcia per l’adozione dei vari atti da parte del Unione Europea e dai singoli Stati.

Il Green Deal ha già ricevuto le critiche di GreenPeace che ritiene il Programma troppo blando in quanto, per rientrare entro il limite di aumento di temperatura di 1,5°C, sarebbe necessaria una riduzione più significativa delle emissioni.

Ma la vera criticità è legata alle risorse che dovranno essere messe in campo. Salvare il pianeta ha un costo e chi paga il conto sarà uno dei grandi temi di discussione nei prossimi mesi. Non a caso il documento pone il tema del “rischio della povertà energetica per le famiglie che non possono permettersi i servizi energetici fondamentali in modo da garantire un tenore di vita dignitoso”.

Il tutto, per quanto riguarda gli Stati, nell’ambito delle norme di bilancio dell’UE, “che deve mantenere tutte le garanzie contro i rischi per la sostenibilità del debito” (quindi non dovrà essere finanziato con l’incremento del debito pubblico)…..

Vediamo di seguito l’obiettivo del Green Deal, le azioni e come si prevede di finanziarlo.

OBIETTIVO
Obiettivo principale del Green Deal è la riduzione, entro il 2030, delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 50-55% rispetto ai livelli del 1990. Negli ultimi 30 anni si è realizzata, anche grazie alla crisi e alla delocalizzazione, una riduzione di circa il 20%. Quindi in 10 anni le emissioni dovrebbero ridursi di un ulteriore 30-35%. Il Piano prevede inoltre che entro il 2050 si raggiunga il saldo zero (tra emissioni ed assorbimento).

AZIONI

  • Sviluppare un settore dell’energia basato in larga misura su fonti rinnovabili, con la contestuale rapida eliminazione del carbone e la decarbonizzazione del gas.
  • Rivedere il sistema per lo scambio di quote di emissioni, compresa l’eventuale estensione del sistema a nuovi settori, e il regolamento sull’uso del suolo, il cambiamento di uso del suolo e la silvicoltura. Estensione del sistema al settore marittimo e riduzione delle quote assegnate gratuitamente alle compagnie aeree. (Per saperne di più sul sistema delle quote)
  • Realizzare un’economia circolare e a impatto climatico zero. Oggi l’industria dell’UE contribuisce ancora al 20% delle emissioni di gas a effetto serra dell’Unione. E soltanto il 12% dei materiali utilizzati proviene dal riciclaggio.
  • Sostenere la progettazione circolare di tutti i prodotti sulla base di una metodologia e di principi comuni, dando priorità alla riduzione e al riutilizzo dei materiali prima del loro riciclaggio. Bloccare l’esportazione dei rifiuti al di fuori dei paesi dell’Unione.
  • Migliorare l’efficienza energetica degli edifici avviando una “ondata di ristrutturazioni” di edifici pubblici e privati, raddoppiando gli attuali tassi di ristrutturazione, che nei vari paesi sono compresi fra lo 0,4 e l’1,2%.
  • Ridurre le emissioni prodotte dai trasporti del 90% entro il 2050, trasferendo una parte sostanziale del 75% dei trasporti interni di merci che oggi avviene su strada alle ferrovie e alle vie navigabili interne.
  • Tagliare le sovvenzioni a favore dei combustibili fossili.
  • Conseguire un’efficace tariffazione della rete stradale nell’UE.
  • Attivare entro il 2025 un milione di stazioni di ricarica e rifornimento pubbliche per i 13 milioni di veicoli a basse e a zero emissioni previsti sulle strade europee.
  • Incentivare la produzione di idrogeno pulito, celle a combustibile e altri combustibili alternativi, lo stoccaggio di energia e la cattura, lo stoccaggio e l’utilizzo del carbonio.
  • Contrastare l’inquinamento dell’atmosfera, dell’acqua e del suolo generato dalla produzione alimentare, che contribuisce alla perdita di biodiversità e ai cambiamenti climatici e consuma quantità eccessive di risorse naturali, mentre una parte importante degli alimenti viene sprecata.
  • Ridurre significativamente l’uso di pesticidi chimici e i rischi connessi, nonché l’uso di fertilizzanti e antibiotici.
  • Azzerare l’inquinamento di aria, acqua e suolo e rivedere le norme sulla qualità dell’aria per allinearle maggiormente alle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità.
  • Ripristinare le funzioni naturali delle acque sotterranee e di superficie.

RISORSE
Realizzare il Green Deal europeo comporta un ingente fabbisogno di investimenti. Secondo le stime della Commissione per conseguire gli obiettivi 2030 in materia di clima ed energia serviranno investimenti supplementari dell’ordine di 260 miliardi di euro l’anno, equivalenti a circa l’1,5 % del PIL 2018. Ecco come:

  • Portare al 25 % l’obiettivo di integrazione degli aspetti climatici in tutti i programmi dell’UE.
  • Finalizzare almeno il 40 % del bilancio complessivo della politica agricola comune e almeno il 30 % del Fondo per gli affari marittimi e la pesca all’azione per il clima.
  • Derivare nuove entrate dalla tassazione dei rifiuti non riciclati degli imballaggi in plastica e assegnazione al bilancio del 20% dei proventi delle aste nell’ambito del sistema per lo scambio di quote di emissioni dell’UE.
  • Prevedere finanziamenti innovativi nell’ambito di InvestEU di cui potrebbero giovarsi associazioni edilizie o società di servizi energetici, che potrebbero attuare interventi di ristrutturazione anche attraverso contratti di prestazione energetica. Almeno il 30 % del Fondo InvestEU sarà destinato alla lotta contro i cambiamenti climatici.
  • Definire “nuove possibili fonti di finanziamento” e “modalità innovative” per mobilitarle nel quadro del piano di investimenti per un’Europa sostenibile.
  • Attirare capitali privati con segnali sul lungo periodo per indirizzare i flussi finanziari e di capitale verso gli investimenti verdi ed evitare gli attivi non recuperabili.
  • Prevedere un maggior ricorso a strumenti di bilancio verdi nell’ambito dei bilanci nazionali per riorientare gli investimenti pubblici, i consumi e la tassazione verso le priorità verdi, abbandonando le sovvenzioni dannose.

Cominciamo a prepararci.

Il documento “Green deal europeo”

La tabella di marcia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *